
Chi è Fabrizio Valenza? Il mio percorso tra scrittura, filosofia e ricerca del Mistero
Questo sarà un articolo un po’ lungo, ma credo che ne valga la pena: condividere con tutti voi il mio percorso personale, come ho già fatto sul canale YouTube in questa serie di video che vi suggerisco di guardare, può essere di aiuto per molti di voi che desiderano diventare scrittori.
Mi chiamo Fabrizio Valenza e sono uno scrittore e filosofo che ha fatto della narrazione e della ricerca interiore la propria vocazione. La mia storia inizia molto lontano, con un antenato di Agrigento, il barone Celauro, che aiutò Goethe nella sua ricerca della mitica pianta originaria, la Urpflanze. Forse è da lì che mi arriva questa vocazione alla narrazione e alla fantasia, questo desiderio di raccontare storie che parlano sempre, in fin dei conti, di quell’elemento unitario e primigenio che accomuna l’enorme varietà del mondo.
Gli Inizi: tra curiosità e fantasia
Ho iniziato a scrivere racconti quando avevo circa dieci anni, e dopo più di quarant’anni non ho ancora smesso. La mia prima fase come scrittore iniziò intorno ai tredici anni con una storia impossibile: l’amore tra un carcerato e una donna libera. Non saprei dire da dove fosse venuta fuori un’idea simile, ma già conteneva tutti gli elementi fondamentali di una narrazione: personaggi colmi di desideri da concretizzare, impedimenti sulla via della loro soddisfazione, e un elemento tragico.
Sono cresciuto in una casa ricca di libri, con una biblioteca di oltre mille volumi. C’erano enciclopedie di ogni tipo, dall’Enciclopedia Universale di Cesare Cantù del 1800 a un’enciclopedia giuridica del 1700, un vocabolario siculo-italiano ottocentesco, libri illustrati tra il XIX e il XX secolo. La mia curiosità veniva alimentata da questa immensa biblioteca familiare, e passavo anni a vergare interi quaderni di poesie, sperimentando stili diversi: dal dolce stil novo al barocco, dai poeti siciliani a Petrarca. Iniziai ad amare la fantasia nella narrazione leggendo Salgari, uno dei grandi scrittori della mia città, Verona.
Un elemento particolare della mia infanzia furono i libri a pagine bianche che mio padre mi regalava per il suo lavoro: grandi libroni rilegati con copertine di cartone ricoperte di stoffa rossa, verde e blu. Io li riempivo della mia fantasia, imitando le enciclopedie, imitando Leonardo da Vinci, studiando il mondo attorno a me e inventandomi luoghi fantastici.
L’università e la Fase dell’imitazione
Intorno ai vent’anni, quando mi iscrissi a Lettere moderne a Padova e poi a Filosofia a Verona, iniziò quella che considero la seconda fase del mio percorso. Mi circondai di persone interessate alla lettura e alla scrittura. Eravamo una sorta di Inklings – come il gruppo che si strinse attorno a Tolkien e C.S. Lewis – e ci trovavamo ogni giorno al bar per condividere le nostre idee e i mondi che creavamo.
In questo periodo, l’imitazione letteraria assunse un’importanza fondamentale. Divoravo i romanzi di Asimov, Tolkien, Herbert e soprattutto Michael Crichton. Di quest’ultimo studiavo il modo di raccontare i personaggi attraverso i dialoghi, gli intrecci, il modo di utilizzare le informazioni scientifiche per creare scenari da brivido. Scrissi due romanzi seguendo il suo stile, imparando a scrivere in modo scorrevole e a tenere il lettore legato alla narrazione.
La solitudine creativa e Storia di Geshwa Olers
La terza fase del mio percorso iniziò nel novembre del 1998, quando cominciai a scrivere “Storia di Geshwa Olers”. Per la prima volta sentivo di star scrivendo qualcosa di veramente mio, una storia che avrei potuto leggere solo se raccontata da me. I primi tre volumi richiesero otto anni di lavoro, anni di grande solitudine colma però della compagnia dei miei personaggi.
Ricordo ancora i momenti in cui, vivendo in convento con il desiderio di diventare frate, mi rifugiavo nella mansarda di sera per scrivere. La solitudine è un elemento fondamentale per uno scrittore: la narrazione stessa è la gestione della solitudine personale, il modo che troviamo per far dialogare l’aspetto emotivo con quello razionale nella costruzione delle nostre storie.
Il successo e le delusioni
Nel febbraio 2007 decisi di condividere i capitoli del primo volume online. Il risultato fu eccezionale: in meno di un anno raggiunsi oltre 30.000 download dei primi due volumi. Era il periodo in cui il fantasy in Italia tirava molto, grazie ai successi cinematografici di Harry Potter e del Signore degli Anelli.
Nel 2008 firmai un contratto con Lindau per L’Età dell’Acquario. Ricordo ancora l’emozione quando il grande capo mi chiamò mentre ero in macchina, bloccando il traffico in uno degli incroci più complicati di Verona. Pensavo di avercela fatta. Ma le vendite non arrivarono, complice anche una copertina che sembrava più adatta a un romanzo sulla Prima Guerra Mondiale che a un fantasy.
Il mio entusiasmo crollò. Finii in una sacca di risentimento, cinismo e tristezza dalla quale riuscii a risollevarmi solo passando a un altro genere. Fu allora che scoprii davvero Stephen King e iniziai a scrivere horror. Nacquero così “Commento d’autore”, la serie “Le sette case”, “Trasmissione inversa” e “Codice infranto”, quest’ultimo considerato una delle migliori cose pubblicate da Dunwich Edizioni.
La svolta filosofica
Intorno al 2016, dopo aver preso la mia terza laurea e non aver ottenuto per motivi burocratici dalla scuola in cui insegnavo ciò per cui avevo a lungo studiato, decisi di cambiare completamente prospettiva. Mi dedicai alla filosofia, non come deviazione ma come modo più sincero di pormi. La filosofia mi costrinse a guardare in faccia la realtà di me stesso per capire fino in fondo il mondo che mi circondava.
Non abbandonai il cinismo e la sincerità con cui cercavo di raggiungere il mondo, ma li fusi con la mia filosofia, sviluppando un nuovo modo di fare filosofia della conoscenza. Nel febbraio 2020 pubblicai con Mimesis “Filosofia mistica della conoscenza”, il primo volume di un nuovo modo di conoscere la realtà, che solo oggi inizia a farsi notare.
Il ritorno all’autopubblicazione
Dopo quindici romanzi pubblicati con editori tradizionali, sono tornato all’autopubblicazione con l’etichetta Albero del Mistero. “L’isola dei morti”, pubblicato nell’agosto 2022, ha venduto quanto vende una media casa editrice di successo. Poi sono arrivati “L’incubo dietro la porta”, “Scarafaggi e altri racconti”, “Codice infranto”, “Il deserto di Carcosa” e altri titoli.
Ho imparato che non sempre il grande editore o l’editoria tradizionale sono la soluzione. Oggi i grandi editori pubblicano tendenzialmente testi di media qualità, mentre i testi di grande qualità letteraria trovano più facilmente spazio presso piccoli editori. Ho scoperto sulla mia pelle che quando ci si rivolge a un agente letterario con un romanzo complesso – come quello di oltre 700 pagine con cinque protagonisti e tematiche sensibili che ho proposto recentemente e che, giusto per informazione, non ha ancora trovato casa –, la risposta è spesso che il testo, pur essendo valido, non è adatto al mercato di massa.
Albero del Mistero: il mio progetto attuale
Oggi, attraverso Albero del Mistero, offro un’esperienza che va oltre il semplice libro. Sul sito che ospita questo blog, alberodelmistero.com, propongo corsi di scrittura come “Il Mistero della Scrittura”, un percorso completo di oltre 43 ore distribuite in 7 moduli, workshop sulle fiabe, minicorsi specifici e consulenze letterarie Exlibris.
Il mio approccio è particolare: non è un corso di scrittura pensato per aumentare le probabilità di pubblicazione, ma per aiutare ad esplicitare ciò che c’è dentro ogni aspirante scrittore, dando precedenza allo sviluppo del personaggio, agli argomenti personali, ai sentimenti, alle tematiche che ci caratterizzano.
Offro anche consulenze filosofiche attraverso il “Cavatappi della personalità”, un metodo filosofico di autoanalisi che si fonda sulla comprensione dei significati e sull’individuazione delle narrazioni che ci caratterizzano, con l’obiettivo di trasformarle in vista di una maggiore libertà personale.
Chi è Fabrizio Valenza oggi?
Oggi vivo a Rivoli Veronese, dove ho il mio studio. Continuo a sognare almeno molte volte al giorno, bevo tre litri d’acqua quotidianamente, e se trovo una serie TV interessante ne guardo tre o quattro puntate alla volta. Dormo a pancia in giù con un braccio che pende fuori dal letto. Non rinuncio mai alla lettura di un buon romanzo ogni giorno, a un buon piatto ben cucinato (meglio se siciliano) e alla compagnia della mia cagnetta Molly, color caffelatte, che salta nell’erba alta come un canguro.
La mia routine di lavoro prevede la scrittura al mattino – una bella tazza di caffè, una brioche con crema e almeno mille parole tra le otto e mezzogiorno. Il pomeriggio lo dedico ad aiutare chi vuole crescere nella scrittura e nella conoscenza di sé.
Amo il mistero del mondo e dell’esistenza. Per questo i romanzi che scrivo parlano della realtà intera, senza mai dimenticare la massima del Piccolo Principe: l’essenziale è invisibile agli occhi. Aiuto le persone a scoprire i loro talenti nascosti attraverso le consulenze letterarie e il metodo filosofico che ho creato.
Ho contribuito a sviluppare il filone mediterraneo della narrativa fantastica (chiamato anche med-fantasy), cercando sempre le storie sincere, affrontando i mostri di ogni giorno e svelando i segreti nascosti nella fantasia di ciascuno. Il miglior modo per raccontare il qui e l’oggi? Facendo riferimento alla fantasia che caratterizza la nostra terra e le culture nate attorno al Mediterraneo.
A che servirebbe una vocazione se uno non rispondesse? Io cerco di farlo nel modo migliore: attraverso i romanzi, con i racconti, usando la filosofia e la mistica nel modo più completo. Nel mio occhio c’è l’attenzione a quel qualcosa di unico che cerco di tradurre in parole. E così continuo a sognare, a immaginare, a scrivere… e a dialogare con chi abbia voglia di farlo.


